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LASINO - (TN)


 

PROPONIAMO IN VENDITA UNA TENUTA CON CASTELLO NELLA VALLE DEI LAGHI IN TRENTINO


Per informazioni o visite contattare in orario di ufficio dal lunedì al venerdì il Geom. Eugenio Farina al cell. 3347532244 o scrivere alla e.mail eugeniofarina@immobiliarefarina.com 

 
 


 

SCHEDA TECNICA
 
 
Sito nel comune di Lasino (TN) Distanza da Trento km 20,00
(sulla strada provinciale
della Valle di Cavedine)
Quota s.l.m. mt 550,00
Area parco cintato ha 12,50
Area cintata castello mq 4.200,00
Area giardini cintati/cortili/portici mq 1.630,00
   
Zona diroccato  
Superficie totale mq 1.675,00
Locali coperti mq 395,00
Torre praticabile con scala interna, altezza ca mt 20,00
   
Zona abitabile  
Locali abitabili mq 1.500,00
Locali cantinati mq 76,00
Salone piano secondo al rustico mq 270,00
Cappella mq 77,00

 
La zona abitabile è fornita di impianto elettrico, telefonico (con derivazione in tutti i locali letto al piano primo, 5 punti al piano terreno e seminterrato), impianto idrico (n.13 locali bagno + lavanderia + cucina) e fognario.
La fornitura di acqua potabile è garantita da un acquedotto ad uso esclusivo.
L’allacciamento all’impianto di gas metano non è presente, ma la fornitura è arrivata nell’ultimo anno al borgo sottostante.
E’ presente un impianto di illuminazione della cinta muraria del castello.

 

 



LA STORIA:

Alcuni cenni storici
Nella Valle dei Laghi, sulla sommità di un dosso roccioso sovrastante gli abitati di Calavino e Lasino, contornato di macchie di lecci che ammantano la rupe e così pure il versante occidentale del monte Bondone che ad anfiteatro si dispiega alle sue spalle, appare castel Madruzzo, cui si giunge salendo una ardita strada cinquecentesca, scavata nella roccia su cui si innalzano le mura medievali del castello.
Non sono rimaste notizie certe su chi per primo mise mano alla costruzione di quelle mura e della parte più antica del castello che si sviluppa attorno alle due torri.
Fu intorno al 1160 che Gumperto di Madruzzo (nel tempo venne chiamato Gumpone), insieme al nipote Boni Insegna, ricevette solennemente dal Vescovo dell’epoca, Adelpreto II, l’investitura della fortezza, un insieme di due torri (oggi meglio conosciute come la torre di Gumpone e la torre di Boninsegna) con a fianco le residenze, il tutto circondato dalle mura costruite sulla roccia.
La lunga storia della prima dinastia della famiglia Madruzzo (1100-1400 circa) è attraversata da una serie di avvenimenti contrastanti: scomuniche, seguite dalla privazione della fortezza oltre ad assedi, espugnazioni, congiure e distruzioni del castello che infatti, solo in quegli anni, pare sia stato ricostruito ben tre volte.
Dopo un breve passaggio della proprietà alla famiglia Roccabruna (50 anni circa) furono i Signori di Nanno la seconda famiglia di Castel Madruzzo, i quali contribuirono enormemente ad arricchire la storia della casata (1400-1690 circa) di cui peraltro conservarono gelosamente il nome, sostituendolo a quello che usavano allora.
Il primo ad assumere il titolo di Signore di Madruzzo fu Giangaudenzio, nato nel 1480.
Fu con lui che la seconda famiglia dei Madruzzo iniziò l’ascesa che l’avrebbe portata nel Cinquecento all’apice della sua fama e a lui si devono i lavori di restauro, di sopraelevazione e di ampliamento che trasformarono la severa fortezza di Madruzzo in elegante residenza principesca.
La sua fortuna si costruì all’ombra del Principe Vescovo di Trento, Bernardo Clesio, di cui fu economo e procuratore enerale alla Dieta di Worms alla presenza di Carlo V.
Giangaudenzio si mise in luce anche durante la repressione della rivolta contadina che, scoppiata nel 1524 a Stühlingen nella Foresta Nera, si era poi estesa alla Renania e alla Turingia e nel 1525 aveva raggiunto anche il Tirolo.
Come commissario per la difesa del Principato di Trento, il Signore di Madruzzo contribuì infatti a spegnere la rivolta che aveva portato all’assedio della città e alla fuga dello stesso Clesio.
Fu inoltre uno dei protagonisti della battaglia di Pavia, in cui le truppe di Carlo V sconfissero il re di Francia Francesco I, e ricevette, primo tra i trentini, il titolo di Barone da Ferdinando I re dei Romani, di cui era consigliere.
Fu però con uno dei figli che Giangaudenzio ebbe da Eufemia di Sporenberg, Cristoforo, che la famiglia dei Madruzzo raggiunse il massimo della fama.
Tradizioni di splendido fasto distinsero il nuovo Principato vescovile: ricchezze, relazioni, cariche politiche e militari influenzarono tutto il mondo di allora.
Iniziavano gli anni che videro come protagonisti della storia trentina i famosi quattro Madruzzo, i Vescovi Cristoforo (1512-1578), Ludovico (1532-1600), Carlo Gaudenzio (1562-1629) e Carlo Emanuele (1599-1658).
La nuova residenza veniva così adoperata per accogliere i grandi personaggi che, passando per Trento, facevano la Storia di quella tormentata Europa del tempo.
Fu lo scenario di alcune fasi del Concilio di Trento (1545-1565), uno scenario coronato da soggiorni con memorabili ricevimenti e con celebri banchetti, ad uno dei quali partecipò anche il Conte di Luna, ambasciatore di Carlo V, imperatore del Sacro Romano Impero (1500-1558).


 

 


Nato nel castello di Madruzzo il 5 luglio 1512, Cristoforo, appena ventiseienne, alla morte di Bernardo Clesio fu nominato Vescovo e Principe di Trento. Tre anni dopo divenne amministratore del Vescovado di Bressanone e nel 1543 fu creato Cardinale da Papa Paolo III.
Uomo orgoglioso e di grandi ambizioni, Cristoforo fu quindi il primo della sua casata a detenere quella carica di Principe Vescovo che, tramandata con un’attenta politica nepotista, rimarrà per oltre un secolo prerogativa della famiglia Madruzzo.
L’avvenimento più notevole del suo Vescovado fu l’apertura nel 1545 a Trento del famoso Concilio, al quale il Madruzzo partecipò assai attivamente contrapponendosi spesso a quel Cardinale del Monte, legato pontificio, che, nel 1550, diverrà Papa con il nome di Giulio III.
Nel 1567 Cristoforo, non senza successivi pentimenti, rinunciò al Principato in favore del nipote Ludovico e si ritirò a Roma. Morì nella villa d’Este a Tivoli il 5 luglio 1578.
Nei tempi successivi i Madruzzo sempre più legarono la loro storia e quindi quella del loro castello con quella dell’Italia e dell’Europa intera.
Fu durante una delle invasioni spagnole che il Duca di Vendôme, inviato in Italia per combattere il principe Eugenio (impedendogli così di portare soccorso al Duca di Savoia), distrusse al suo passaggio anche Madruzzo (1703), incendiando il castello e il parco.
Nei 40 anni circa che precedettero l’arrivo delle truppe incendiarie di Vendôme, Castel Madruzzo, morto Carlo Emanuele senza lasciare eredi diretti, passò in mano alla famiglia Lenoncourt (grazie a lontane parentele) e poi alla famiglia del Carretto di Genova che amministrò la grande residenza con scarso interesse. Dopo l’incendio, i nuovi proprietari non furono in grado di riparare i danni più gravi, cosicché per la loro incuria la distruzione del castello proseguì anche ad opera della gente dei dintorni che poteva servirsi liberamente delle rovine per ricostruire i villaggi della valle.
Il periodo più rovinoso che la storia dei Madruzzo conobbe ebbe finalmente fine ai primi anni del XIX secolo quando il castello venne messo all’asta ed acquistato dalla famiglia Larcher di Trento, che iniziò una paziente opera di ricostruzione della residenza e di ristrutturazione del parco. Un altro personaggio di rilievo nella storia della letteratura italiana si ferma a Madruzzo quando ancora il Trentino appartiene all’Austria e guardando giù dalle finestre della fortezza verso l’Italia scrive della sua Patria (Corriere della Sera-1893). Era Antonio Fogazzaro, parente del Larcher, che soggiornò a Madruzzo per ultimare “Malombra”, il suo primo romanzo di vero successo; a Castel Madruzzo dedicò nel 1899 “Sonatine bizzarre”.

Gli ultimi restauri furono eseguiti dagli attuali proprietari Montagna nel rispetto delle caratteristiche di questo monumento storico. Esso è stato adattato per un certo periodo a residenza-albergo, nell’ambito della catena di relais “Route du Bonheur”. E’ stato inoltre sede di importanti manifestazioni artistiche e culturali.

Un giardino “all’italiana” ed un ampio parco naturale di lecci ed alberi secolari circondano il castello e ne completano la proprietà.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Per un appuntamento per informazioni si riceve presso lo studio di Desenzano del Garda in orario di ufficio dal lunedì al venerdì. Geom. Eugenio Farina cell. 3347532244.

 

 

 

 
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