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FARINA IMMOBILIARE s.r.l.
Viale Andreis n. 74 – 25015 Desenzano del Garda - ITALY
Società iscritta al Ruolo Agenti Immobiliari al n. 1515/I/O – Legale
rappresentante:
Geom. Eugenio Farina iscritto individualmente al n. 240 sezione
Ordinario a titolo oneroso.
FILOSOFIA AZIENDALE
IL SUCCESSO PREMIA CHI SA CONQUISTARE LA FIDUCIA
E’ vero che nella vita si affermano solo le persone spregiudicate,
violente, disposte a travolgere gli ostacoli e gli avversari, a ingannarli,
a gioire della loro sconfitta? Molti lo sostengono. Ma io trovo che non
sia vero. Certo i grandi conquistatori, Gengiz Khan, Napoleone, hanno
compiuto massacri spaventosi. E molti capitalisti, i robber barons,
sono stati avidi e spregiudicati. Ma da qui ce ne passa molto a dire che,
per aver successo, per realizzarsi nella vita, per essere felici occorre “
avere grinta “, “ pelo sullo stomaco “ , “ non guardare in faccia a
nessuno “, “ essere duri “. Eppure è quello che si dice in giro, che
s’insegna ai giovani. Si certo, ho conosciuto personaggi di successo
violenti e “ con grinta “, ma quelli di maggior rilievo sapevano
conquistare la fiducia degli altri. Erano semmai dei seduttori. Ho
conosciuto uomini e donne iraconde, ma quelle che si sono affermate
sapevano essere gentili e sorridenti. Ho conosciuto persone che, ogni due
parole, dicevano una parolaccia, ma quelle di valore non lo facevano. La
gente falsa, rozza, aggressiva, alla fine si scredita e si fa troppi
nemici. Ma mi sento di andare ancora più in là. Ci sono persone che hanno
avuto successo proprio perché erano molto buone, aperte e generose. Non
sto parlando di asceti cristiani tipo Madre Teresa di Calcutta, ma di
individui che hanno costruito imprese, hanno fatto affari, hanno avuto
amori, marito, moglie, figli, che amavano il divertimento e la festa, ma
che avevano, per usare la bella espressione di Jochanan Ben Zaccai, “ un
cuore buono “. Sono rari, ma ne ho conosciuti nel mondo dello spettacolo,
della scienza, dell’arte e perfino del commercio. Individui con un
atteggiamento fiducioso, ottimista verso la vita, incapaci di odio, che ti
guardano con uno sguardo luminoso che ti mette a tuo agio, che ti
trasmette allegria, che ti fa sentire bene. Senti che sei di fronte a una
persona buona, che ti rispetta, che ti vuol bene, di cui ti puoi fidare. E
non è una messinscena, ma qualcosa che sgorga dal profondo del suo essere.
Queste persone, già al primo approccio, anche con uno sconosciuto, aprono
porte che normalmente resterebbero sbarrate. Un bell’inizio per uno
scienziato con un progetto di ricerca, per un regista che propone un film,
per un imprenditore che deve vendere in un Paese lontano, per un giovane
che cerca lavoro.
Dal CORRIERE DELLA SERA del 05-11-2007 – prima pagina
Scritto da FRANCESCO ALBERONI – www.corriere.it/alberoni
IL PUNTO DEL POETA – www.gardapoesie.com
Dove è finita la buona educazione?
MODERNAMENTE MALE EDUCATI
Ma essere educati è tratto distintivo di progresso e modernità. Meglio
provvedere.
Quando si dice la buona educazione. O meglio quando si diceva. Perché la
formula pare un po’ antiquata, ma soprattutto poco applicata. E invece il
concetto che gira intorno alle questioni riferite proprio alla buona
educazione, si avvicina da sempre a valori di progresso e di modernità.
Forse l’abbiamo dimenticato, ma la distinzione che qualifica maggiormente
l’uomo il divenire della sua storia è, o almeno dovrebbe essere, proprio
questo. Queste inguaribili dimenticanze, creano però numerosi problemi.
Faccende che poi si inerpicano in discussioni che riguardano i valori,
sempre meno accertati, le emozioni, in crisi perenne, le strutture sociali,
che crollano significativamente al cospetto di un’indifferenza collettiva
dilagante. Così le difficoltà aumentano. E l’infelicità diventa
caratteristica dominante della società moderna. Per cui si cercano i
rimedi, lavorando sulla varietà delle teorie psicologiche, nate, cresciute
ed ideate per far fronte a questo malessere difficile da comprendere.
Perché, almeno sulla carta, in Occidente il benessere è consolidato.
Automobili, telefonini, elettrodomestici di ultimissima generazione,
rendono i riti obbligati della vita quotidiana più semplici. Però,
qualcosa ci sfugge e ci angoscia. Ed allora ecco la ribellione consumata
in varie tipologie degenerative, che vanno dall’uso delle droghe, alla
guerriglia urbana capace di fare esplodere la rabbia dentro uno stadio, o
in un corteo politico. Tutto incomprensibile ad una prima apparenza. Tutto
comprensibilissimo se il ragionamento diventa più semplice. In sostanza il
nostro “tutto”, altro non è che la rappresentazione del nostro “niente”.
Una specie di nulla altamente operativo ed efficientista, che ha
trascurato i cardini strutturali della nostra identità. In questo modo i
bisogni reali, vengono trascurati proprio perché oggi sconosciuti. Un
esempio: il bisogno di stare insieme, soprattutto da giovani, in spazi
come quelli dell’oratorio che prendiamo come simbolo di educativa
spontaneità relazionale. Come è possibile avvicinarne gli ideali, alla
ufficialità annoiata degli attuali punti di ritrovo giovanile, dove
l’impersonalità regna sovrana e dove l’educazione sembra un divertente
optional? Forse in questo piccolo dettaglio, sta la soluzione di ogni
precarietà esistenziale. Forse basterebbe un po’ più di buona educazione
per guarire definitivamente da ogni male oscuro e per diventare sul serio
uomini e donne della modernità.
Eugenio Farina
eugeniofarina@gardapoesie.com
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